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Oratorio di San Giuseppe

di Venerdì, 09 Maggio 2014 - Ultima modifica: Giovedì, 15 Gennaio 2015
Immagine decorativa

Sono passati alcuni anni dalla fine dei lavori di restauro dell'antico Oratorio di S. Giuseppe, ormai conosciuto centro espositivo-culturale dell'estate ledrense.

Oggi, dopo lunghi lavori di ricerca e stesura del testo presentiamo questo opuscolo. Già ad ultimazione delle operazioni di restauro, l’architetto Cinzia d'Agostino (Soprintendenza per i beni Architettonici della PAT), aveva avuto l'idea di dare alla stampa la storia di questo gioiello architettonico incastonato nel centro storico di Pieve. In questo 2013 dunque, insieme ad altri lavori di restauro eseguiti in Trentino nel decennio scorso, l’opera che oggi vediamo pubblicata è contenuta all'interno del volume ‘Monumenti, Conoscenza, restauro e valorizzazione. 2003-2008’ edito dalla  Sovrintendenza per i Beni architettonici della  Provincia autonoma di Trento.

L'Amministrazione Comunale nell'ottica di divulgare la conoscenza del nostro patrimonio storico artistico, ha pensato di pubblicare questo libretto estraendo dal volume la parte riguardante l'Oratorio di S. Giuseppe e aggiungendo qualche notizia sulle due statue lignee di S. Rocco e S. Sebastiano. Esse da quest'anno hanno trovato collocazione, su indicazione della Soprintendenza,  all’interno dell’oratorio. Le due statue scolpite in legno di noce nella prima metà del XVI secolo, originariamente collocate nelle due nicchie nell'Edicola della Madonna del Rosario fino agli anni '70, erano state tolte e situate nella sacrestia della Canonica di Pieve a seguito di un tentativo di furto. Purtroppo lo stato conservativo dovuto agli sbalzi termo igrometrici a cui sono state sottoposte per tanti anni era pessimo; da qui la richiesta dell'Amministrazione Comunale, proprietaria delle due statue, alla Soprintendenza per i beni Storico artistici di dichiararle di interesse culturale e di contribuire al loro restauro. Il restauro, che ha richiesto molto tempo per il particolare stato di degrado, è iniziato nell'autunno del 2011 ed è terminato quest'anno.

Siamo orgogliosi come Amministratori Comunali di aver aggiunto un altro piccolo tassello alla valorizzazione del nostro patrimonio storico artistico e di metterlo a disposizione della Comunità Ledrense e degli ospiti. Cercheremo anche in futuro, pur nella particolare situazione economica che stiamo attraversando, di mettere a disposizione risorse per portare al suo splendore il patrimonio artistico che con tanti sacrifici è stato realizzato dalla nostra Comunità nei secoli scorsi.

Restauro statue lignee di San Sebastiano e San Rocco

Sono giunti a conclusione i lavori di restauro delle statue lignee di San Rocco e San Sebastiano ad opera dello Studio M.P.R. Snc di Schergna Maria Pia e Silvestri Renata di Trento.

Per lungo tempo le statue hanno avuto dimora nell’edicola della Madonna del Rosario sita nel centro storico di Pieve di Ledro. Per la loro conservazione  sono state ora collocate, su indicazione della Soprintendenza per i Beni Storico-Artistici, nell’Oratorio di San Giuseppe consacrato nel 1633 e situato anch’esso nell’abitato di Pieve.

L’opera di restauro conservativo delle due sculture lignee è stata concretizzata anche grazie al finanziamento ricevuto dalla Provincia Autonoma di Trento – Soprintendenza per i beni storico-artistici.

Le sculture rientrano infatti nel novero dei beni di interesse storico – artistico di cui all’articolo 12, comma 2 del D.Lgs. 42/2004 recante Codice dei beni culturali e del paesaggio.

L’Amministrazione comunale convocherà a breve la cittadinanza per l’inaugurazione delle due Statue e con l’occasione presenterà il progetto di restauro, giunto anch’esso a positivo compimento, dell’edicola della Madonna del Rosario sita a Pieve di Ledro.

San Sebastiano

Autore: Stefano Turrini
Secolo: Prima metà del XVI secolo
Misure: Alt.Cm. 112 Largh. Cm. 31 Prof. Cm. 27
Specie Lignea: Noce (Juglans Regia)

La scultura rappresentante San Sebastiano, secondo il tradizionale modello iconografico affermatosi nel medioevo, realizzata in legno policromo, costituisce una significativa testimonianza sia per la storia devozionale della comunità locale, che probabilmente lo commissionò per una ancona non pervenuta, sia per la storia della produzione artistica degli intagliatori rinascimentali di tradizione lombarda, come suggeriscono le caratteristiche stilistiche generali e la fattura esecutiva dell’intaglio, che consentono di avvicinarla a modi dell’intagliatore Stefano Turrini, nativo di Brentonico ma dimorante a Salò ed attivo nella prima metà del cinquecento.

San Rocco

Autore: Stefano Turrini
Secolo: Prima metà del XVI secolo
Misure: Alt.Cm. 108 Largh. Cm. 26 Prof. Cm. 23
Specie Lignea: Noce (Juglans Regia)

La scultura rappresentante San Rocco, secondo il tradizionale modello iconografico affermatosi nel medioevo, realizzata in legno policromo, costituisce una significativa testimonianza sia per la storia devozionale della comunità locale, che probabilmente lo commissionò per una ancona non pervenuta, sia per la storia della produzione artistica degli intagliatori rinascimentali di tradizione lombarda, come suggeriscono le caratteristiche stilistiche generali e la fattura esecutiva dell’intaglio, che consentono di avvicinarla a modi dell’intagliatore Stefano Turrini, nativo di Brentonico ma dimorante a Salò ed attivo nella prima metà del cinquecento.

Descrizione dei manufatti

Si tratta di due belle sculture raffiguranti due Santi molto venerati in terra trentina: San Rocco e San Sebastiano; sono scolpiti a tutto tondo, con precisione e accuratezza nei dettagli. San Rocco indossa una tunica pieghettata, presumibilmente di colore rosso scuro, fermata in vita da una piccola cintura annodata; al di sotto porta un paio di calzamaglie lunghe, di colore verde scuro, che s’infilano all’interno di un paio di calzari bassi. Sulle spalle ha un mantello delicatamente appoggiato e aperto sul davanti. Il viso del Santo è ornato da una barba divisa in due sul mento, che si unisce ai baffi e alle basette; sul capo porta un cappello floscio con la tesa sollevata. Il Santo tiene il lembo della tunica leggermente sollevato dalla gamba destra. La calzamaglia abbassata sulla stessa gamba mostra al mondo la piaga della peste.

San Sebastiano ha un’espressione seria in volto, ha le mani legate dietro la schiena e indossa solamente un perizoma annodato sul fianco destro; il peso del suo corpo poggia al 70% sulla gamba destra mentre la sinistra è elegantemente spostata di fianco. L’unica freccia superstite è conficcata al di sotto del petto sulla destra. I capelli sono medio lunghi, sgorbiati a riccioli fitti.

Stato di conservazione

Le due sculture, di dimensioni medio-piccole, sono state ricavate in un'unica massa lignea, intagliata a tutto tondo; la scelta di un legno compatto e duro come il Noce, ci fa presumere che le sculture siano provenienti da una bottega indubbiamente nordica, e probabilmente non trentina.

Il loro stato di conservativo all’inizio dell’intervento di restauro era davvero pessimo; i fenomenici disgregazione dello stato policromo erano così intesi e profondi da non poter nemmeno toccare le sculture senza il serio rischio di rimetterci completamente interi frammenti di colori. La policromia già delicata originariamente, in quanto poggiante su uno strato preparatorio molto sottile e poco elastico, ha subito nel corso dei secoli svariate ridipinture, senza che ci fosse, fra livello e livello, uno strato ammortizzante a difesa del colore d’origine.

Le ridipinture sono state eseguite direttamente sul colore originale, presumibilmente molto compromesso, in quanto poco ne risulta evidente.

All’inizio della loro storia erano quasi certamente dorate; la doratura eseguita col metodo ‘a guazzo’ è visibile in alcuni lacerti da noi lasciati a testimonianza di ciò: per San Rocco sia l’abito che il mantello dorati, mentre San Sebastiano presentava la doratura solo sul perizoma.

Le sculture sono state ricoperte anticamente da queste ridipinture, segno che il danno si è manifestato da subito, dalla loro nascita, o poco dopo, ed è imputabile alla sottile e poco collosa ammanitura sottostante. Lo stato gessoso al di sotto del colore, oltre a presentarsi polveroso e poco saldo, offriva una profonda manifestazione di sfaldamento tra scaglia e scaglia e di certo la compattezza del legno di Noce non ha agevolato l’assorbimento delle sostanze collanti, che avrebbero altresì trattenuto la policromia adesa.

Indubbio che l’aver conservato le sculture in luoghi non idonei e sottoposti a sbalzi termo igrometrici ha acuito il fenomeno di disgregazione tra il comparto di gesso e colla sottostante e la pellicola pittorica di superficie. Il fenomeno era così evidente da presentare interi settori di pellicola avvolti su loro stessi, come piccole pergamene.

Moltissime erano le zone con il legno di costruzione a vista, e molte altre presentavano solo lo strato di gesso e colla.

Difficile dire con esattezza quali fossero i reali colori scelti dall’artista che dipinse le due magnifiche sculture; nel corso dei vari test di pulitura, sono emersi più colori, soprattutto per quanto riguarda la scultura raffigurante San Rocco; le calzamaglie erano presumibilmente blu scuro, la casacca dorata a guazzo, il mantello esterno azzurro mentre internamente era rosso cupo; ma il sovrapporsi delle ridipinture nel corso del tempo, ci ha impedito una corretta lettura.

La scelta è stata quella di salvare il salvabile, fosse anche l’ultima delle coperture, che per quanto non originale, almeno era leggibile ed intatta strutturalmente parlando.

Brochure "Il restauro dell'Oratorio di San Giuseppe"

Indirizzo
Via Vittoria - Pieve di Ledro
Posizione GPS

Immagini riferite a "Oratorio di San Giuseppe - Pieve di Ledro"

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