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Vendita di cose antiche ed usate - articolo 126 TULPS

di Mercoledì, 06 Aprile 2016

Per “cose antiche” si intendono i beni mobili che rivestano un interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico; di essi si trova una dettagliata elencazione nell’allegato A al D. Lgs. 22.01.2004 n. 42. Il carattere di “antichità” è dato anche dalla vetustà del bene: ad esempio sono “cose antiche” le fotografie aventi più di 50 anni e non appartenenti all’autore, come pure i mezzi di trasporto aventi più di 75 anni, oppure i libri aventi più di 100 anni.

Per “cose usate” si intendono i beni mobili utilizzati per l’uso per il quale sono stati creati, purchè conservino ancora un valore economico tale da renderli commerciabili e quindi, nonostante il deterioramento, mantengano caratteristiche tali da ravvisarne l’originaria individualità (ad esempio, le auto radiate destinate all'export).

La vendita al dettaglio di cose antiche o usate deve rispettare il Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza (T.U.L.P.S. approvato con R.D.  n. 773/31). L’art. 126 del T.U.L.P.S. stabilisce infatti che non può esercitarsi il commercio di cose antiche o usate senza averne fatta preventiva dichiarazione all’autorità locale di pubblica sicurezza (per il Comune di Ledro è il Sindaco), che ne rilascia una presa d’atto.
La dichiarazione all'autorità locale di pubblica sicurezza, che in realtà è la segnalazione certificata di inizio attività - SCIA,  deve contenere l'indicazione della sede dell'esercizio e della specie del commercio.

Tali disposizioni si applicano anche al commercio di cose usate quali gli oggetti d’arte e le cose antiche, di pregio o preziose, nonché al commercio ed alla detenzione da parte delle imprese del settore, comprese quelle artigiane, di oggetti preziosi o in metalli preziosi o recanti pietre preziose, anche usati.

Esse non si applicano per il commercio di cose usate prive di valore o di valore esiguo. Ai sensi della deliberazione giuntale 10.10.2013, n° 43 è stato individuato l'ammontare del valore esiguo in € 50,00. Entro tale limite pertanto non è necessario presentare la SCIA e non occorre registrare alcuna operazione nel registro di cui sopra.

Per l'esercizio di tale attività occorre essere in regola con gli adempimenti previsti anche dalla normativa commerciale.

Requisiti

Per poter esercitare l’attività l’interessato deve essere in possesso dei seguenti requisiti:

  • titolarità di un'autorizzazione per l'esercizio del commercio al dettaglio, all'ingrosso, su area pubblica, per forme speciali di vendita; la SCIA per l'apertura di un'attività di commercio può essere presentata contestualmente alla SCIA per vendita cose antiche ed usate;
  • possesso dei requisiti morali di cui agli artt. 11 e 92 del T.U.L.P.S. approvato con R.D. 18.06.1931 n. 773;
  • insussistenza nei propri confronti delle cause di divieto, di decadenza o di sospensione di cui all'art. 67 del decreto legislativo 6 settembre 2011 n. 159  (antimafia).

Per la vendita di cose antiche o usate infatti, vi è l’obbligo della conduzione personale dell’attività, ma qualora l’attività commerciale non sia esercitata direttamente dal titolare o dal legale rappresentante, essi possono ricorrere all’istituto della rappresentanza, ai sensi degli artt. 8 e 93 del T.U.L.P.S.

Ma chi è il rappresentante T.U.L.P.S,? Il rappresentante T.U.L.P.S. è una specie di institore o procuratore, che agisce in nome e per conto del titolare o del legale rappresentante dell’impresa societaria, sostituendoli stabilmente.

L’art.12 del R.D. 635/40 non richiede espressamente una procura per la sua designazione e pertanto la nomina, purchè accettata espressamente, può essere fatta in forma libera, mediante una dichiarazione, in cui il titolare dichiara il nominativo della persona designata per la singola unità locale e la persona designata, a sua volta, dichiara di avere accettato la designazione.

Registro delle operazioni

L’art. 128 del T.U.L.P.S. dispone che chi fa commercio di cose antiche o usate è obbligato a detenere un registro delle operazioni compiute giornalmente, in cui sono annotate le generalità di coloro con i quali le operazioni stesse sono compiute e le altre indicazioni prescritte dall’art. 247 del R.D. 635/40. Il registro deve essere "vidimato" dal Comune, cioè consegnato all'ufficio competente che provvede a timbrarne ogni pagina e sottoscriverlo (se prodotto in formato cartaceo): tuttavia esistono anche registri prodotti in formato elettronico.

A tal proposito si ricorda che l'art. 2215/bis del Codice civile, che disciplina i casi di digitalizzazione e conservazione a norma dei documenti di cui è obbligatoria la tenuta per legge, testualmente riporta:
“I libri, i repertori, le scritture e la documentazione la cui tenuta e’ obbligatoria per disposizione di legge o di regolamento o che sono richiesti dalla natura o dalle dimensioni dell’impresa possono essere formati e tenuti con strumenti informatici.
Le registrazioni contenute nei documenti di cui al primo comma debbono essere rese consultabili in ogni momento con i mezzi messi a disposizione dal soggetto tenutario e costituiscono informazione primaria e originale da cui e’ possibile effettuare, su diversi tipi di supporto, riproduzioni e copie per gli usi consentiti dalla legge.
Gli obblighi di numerazione progressiva, vidimazione e gli altri obblighi previsti dalle disposizioni di legge o di regolamento per la tenuta dei libri, repertori e scritture, ivi compreso quello di regolare tenuta dei medesimi, sono assolti, in caso di tenuta con strumenti informatici, mediante apposizione, ogni tre mesi a far data dalla messa in opera, della marcatura temporale e della firma digitale dell’imprenditore, o di altro soggetto dal medesimo delegato, inerenti al documento contenente le registrazioni relative ai tre mesi precedenti.
Qualora per tre mesi non siano state eseguite registrazioni, la firma digitale e la marcatura temporale devono essere apposte all’atto di una nuova registrazione, e da tale apposizione decorre il periodo trimestrale di cui al terzo comma.
I libri, i repertori e le scritture tenuti con strumenti informatici, secondo quanto previsto dal presente articolo, hanno l’efficacia probatoria di cui agli articoli 2709 e 2710 del codice civile”.
Il titolare del registro prodotto in formato elettronico dovrà inviarlo via PEC al Comune apponendo marca temporale e  firma digitale; ogni tre mesi trasmetterà al Comune l'aggiornamento del documento con le stesse modalità.

Il registro elettronico verrà vidimato dal funzionario comunale competente mediante apposizione della firma digitale (la quale sostituisce timbro originale e firma autografa, tipici dei formati cartacei) e rispedito al mittente via PEC.

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